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IL MIO NOME

È solo una delle tante etichette convenzionali, ma solitamente si parte dal nome, no? Per conoscere una persona, per avere un’idea generale di un prodotto, per identificare qualcosa o qualcuno, per comprenderne meglio il significato o la storia.

Mi chiamo Sonia e il mio nome l’ha scelto il primo uomo della mia vita, mio papà. Gli piaceva per la relativa rarità, per la semplicità dei suoni e per la brevità. Un po’ come il suo, che ha sempre detto essere il migliore per il mondo maschile. L’ha scelto anche con ben in mente una donna dallo stesso nome, della sua cerchia di amici, che portava con sè molta femminilità ma che io ho solo visto in qualche vecchia foto.

L’ha scelto inconsapevole di tanti aspetti, che ho scoperto col tempo.

Innanzitutto il fatto che funzioni benissimo all’estero. Avendo lavorato con gli immigrati dall’oriente, lavorando tutt’oggi con gli stranieri, vivendo in Irlanda, e sempre interessata alle culture, alle lingue, ai contatti con la gente di tutto il mondo, non posso che essere infinitamente grata per un nome pronunciabile e rinconoscibile dai più. Il legame che ha con il mondo italiano e con il resto della terra è un tratto speciale per me.

Secondariamente la somiglianza con la parola “sogno” e soprattutto con la coniugazione alla terza persona singolare di un verbo così bello. Sognare è importante, anche se ci sono stagioni nella nostra vita in cui facciamo proprio fatica a farlo. Porta tanta speranza il fatto che nel proprio nome ci sia il richiamo ai sogni, anche se a volte abbiamo qualche problema a progettare per il futuro. Sogni ad occhi aperti che diventano realtà grazie alla nostra determinazione, e sogni ad occhi chiusi, che sono messaggi dal cielo.

Infine il vero significato. Tratto di cui non mi vanto di avere, piuttosto è un richiamo alla disciplina e all’obbedienza. Quasi come un avvertimento: “Guarda che ti ho chiamato sapienza, vedi di fare del tuo meglio per incarnarla”. Studia, adoperati, fermati, metti in discussione, fai di tutto per essere degna del tuo nome. Quale immenso regalo!

Per concludere… Sempre mio papà, è stato il primo ad alterarlo in Sonietta. L’ha fatto di fronte ad una bambina carina e tutta da abbracciare, io l’ho accettato e adottato in diverse occasioni, fino al punto di vedere tanti amici utilizzarlo. Sonietta per me oggi è particolarmente importante per due motivi: la dolcezza e l’umiltà nascoste solo in un particolare diminutivo. Anche in questo caso non mi prendo affatto nessun merito. Le considero piuttosto due caratteristiche da raggiungere.

Insomma… Cosa potrei chiedere di più quando una sola parola, la più presente nella mia vita, racchiude femminiltà, universalità, apertura alla diversità e alle culture, importanza del sognare, sapienza, dolcezza e umiltà? Sento che non ho ricevuto un’etichetta, un marchio sulla fronte o un bollino sulla maglietta. Ho ricevuto un vero e proprio vestito, uno di quelli da lavare e stirare con delicatezza, da mettere e togliere con cura, un vestito dai tessuti e dalle tinte pregiati, il mio nome.