Il Capitano

Lei si ricorda la prima volta che ci siamo viste, nella scuola dove lavoriamo. Appena arrivate da pochi mesi e tutte e due un po’ spaesate. Con le chiacchierate che hanno riempito i locali irlandesi della nostra vita abbiamo scoperto che siamo arrivate qui a soli pochi giorni di distanza.

Ha lasciato l’America latina per amore. Si è trasferita qui senza sapere cosa l’aspettava e per qualche giorno ha abitato in un paese piccolo e vuoto che in gaelico significa “chiesa”. In pochi mesi si è sposata, ha traslocato in una cittadina più grande e ha visto la sua vita ribaltarsi in tanti aspetti. Ha fatto molta fatica ad accettare la vita calma e monotona delle strade non affollate d’Irlanda, e le sorprese belle e brutte non finivano mai anche a livello matrimoniale.

Tra i nostri mille caffè con dolci la conosco piano piano e con il tempo siamo diventate una benedizione l’una per l’altra. Un giorno tocca a lei e un giorno tocca a me. Quando abbiamo parlato di fede per la prima volta eravamo nel bar della piazza che fuori è dipinto di azzurro, dentro è fatto di colori forti e vetrine piene di pasticcini e torte.

Quando le ho dovuto dare una brutta notizia eravamo in riva al mare, e sedute su una panchina con le borse tra le gambe abbiamo pregato tra i passanti, poi lei mi ha dato una bella notizia riguardante vasi e tesori. Quando arrivavo da un weekend che mi aveva distrutto gli occhi eravamo a casa sua, su un divano che aveva deciso di costruire insieme a suo marito. Abbiamo mangiato la pastasciutta con il grana a casa mia e l’insalata con un succo speciale a casa sua. Io le ho portato la cioccolata dall’Italia, lei il caffè dal Centro America.

Ieri eravamo da me, davanti a una macedonia di lamponi e pesche e una crema al mascarpone. Dopo mesi di preghiere insieme mi ha confidato che un paio di settimane fa aveva finalmente deciso che non ce l’avrebbe più fatta. Che aveva tenuto duro abbastanza, sopportato, incoraggiato, creduto, lottato, sperato… ma la verità è che si era rassegnata. Suo marito – che ha sposato prima in Irlanda il 22 gennaio, poi a ore e ore di distanza due anni dopo – non capisce quanto le fa del male quando torna a casa così conciato.

Ha iniziato dunque a pianificare. Le manca il suo Paese, la sua famiglia, la sua felicità e non vede un solo motivo per rimanere, anche se qui ha un lavoro, le amiche e un sacco di nuove abitudini che ha iniziato a chiamare “casa”.

A inizio aprile ha calcolato quando avvisare la capa, quando organizzare concretamente il trasloco. Poi Dio le ha fatto fare un sogno. Nel sogno c’era vita nella sua pancia. Un sogno che in meno di due settimane si è avverato, contro le aspettative e i piani, anche i desideri. Mi ha confidato tutto prima che si possa mettere in giro la voce perchè è seriamente scioccata, ha paura e fa fatica a trovare pace. Non capisce. Ama suo marito, ha messo tutto il suo cuore nella loro famiglia, tempo fa mi parlava di figli…

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Ultimamente era sfinita e ha confessato: “Non ce la faccio più, me ne vado. Torno dov’ero. Non vedo la missione, non ho una visione. Sono consumata”. È bastata una confessione, un urlo di aiuto, una professione di parole messe in fila. E Dio le ha risposto: stai dove sei, perchè ti confermo che c’è un piano. Sono stato Io a portarti qui. C’è un motivo. E ora ti faccio fare quel passo in più, perchè so che sei pronta, che ce la puoi fare.

Ieri per la prima volta nelle nostre preghiere c’era una vita in più. Non conosciamo il futuro, è in mano a Dio …e con umiltà ammetto che siamo in un bellissimo viaggio, e Dio è il capitano, la parola che ieri non le veniva in mente in inglese.

 

 

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