Ragazze che…

La prima era stata una più grande di me di quattro anni e aveva confezionato un intero quaderno per me. L’aveva preparato con le sue mani e in ogni pagina c’erano giochi e attività disegnati a mano. Sulla copertina c’era il mio nome, lo conservo ancora dopo tanti anni. È un regalo che non ho mai dimenticato, come lei, che mi aveva voluto un bene inspiegabile. Inspiegabilmente disinteressato.

Poi mi ricordo lei, dalla carnagione chiara e tante lentiggini in una perenne cotta con un ragazzo che frequentava la chiesa. Sempre in chiesa l’ho rivista dopo tanti anni, quando è tornata, con un bambino in braccio e sul profilo Facebook.

Alla fine della scuole medie poi ho conosciuto un’animatrice che davanti a mia mamma mi voleva mettere in guardia con una frase che non ho mai scordato: “l’importante è non innamorarsi dell’amore, ma di qualcuno”, chissà se sapeva davvero di cosa stava parlando. Anche lei faceva regali che erano libri, una volta a Como eravamo entrati in una libreria per cercare e comprare per un compleanno “Il Piccolo Principe”. Già allora mi sembrava più matura di me anni luce.

Questa sera la mia mente sta facendo passare involontariamente tutte quelle bambine e ragazze un po’ più grandi di me a cui naturalmente, guardavo. Mi han detto che è una cosa innata, si cercano esempi, persone da cui imparare, con cui confrontarci e copiare.

Sono sempre stata paragonata a mia cugina Carine. O anche alla mia amica di infanzia Letizia. Secondo gli altri – soprattutto la mia famiglia – facevo sempre qualcosa come loro, assomigliavo sempre così tanto a loro.

Mi ricordo mia cugina Sara in uno dei momenti più belli, quando mi ha preso e mi ha portato in camera sua, senza un motivo particolare. Per vedere i pupazzi giganti sopra ai suoi armadi con le scritte dei Duran Duran, per saltare sul suo letto cantando al sistema karaoke che aveva (e che magari ha ancora) “Yo soy la tierra de tus raìces”.

Un’altra cugina invece me la ricordo al tavolo della mia cucina, con le nostre mamme che si intrattenevano. Stavo mangiando un mandarino, disponendo tutti gli spicchi in fila e facendo la conta per vedere chi sarebbe stato il prossimo ad essere inghiottito. Intenta nel mio lavoro, ho intravisto che richiamava silenziosamente l’attenzione di sua mamma per portarla a guardare cosa stavo facendo. Era stato un gesto sensibile e sincero, la stavo facendo sorridere e lei voleva far sorridere qualcun altro.

Poi alla fine i miei ricordi sono andati in Via Brella. Non so cosa ci facevamo quella sera in quella casa. Ero solo una bambina ed ero con mia mamma e mio papà che erano andati a trovare un’altra coppia per parlare di una cosa che oggi mi è completamente oscura. Avevano, e hanno, due figli, di cui una allora era scesa dal piano di sopra per sollevarmi dalla noia e chiedermi se volessi andare con lei in camera sua. Questo è uno dei momenti di cui mi pento. Nella mia profondissima timidezza le ho detto di no. Avevo addosso gli occhi di tutti e non ho avuto il coraggio muovermi di un centimetro. E sono rimasta in quella sala o cucina di cui mi ricordo solo i lampadari, bassi sui tavoli.

Quanta potenza ci vedo ancora in questi ricordi brevi, semplici, piccoli. Quelle bambine con i loro semplicissimi gesti mi hanno cambiato la vita. La potenza di un regalo, dell’aprire la porta della propria camera, dell’osservare e voler diffondere la meraviglia,… Queste giovani donne mi aprono ancora una volta una porta e mi dicono che io volevo e voglio di più. Avevo sete di esempi, ne ho ancora… e la mia sete è spenta solo quando medito su quanto mi hanno già trasmesso. O meglio, quanto l’Autore della vita mi ha già insegnato e dato tramite loro, le Sue creature.

È Lui la vera fonte e prego che io possa essere un buon rubinetto, un buon bicchiere, un buon secchio di un pozzo profondo per le bambine e le ragazzine che mi circondano. Oggi.

Nell’ultimo giorno, il giorno più solenne della festa, Gesù stando in piedi esclamò: «Se qualcuno ha sete, venga a me e beva. Chi crede in me, come ha detto la Scrittura, fiumi d’acqua viva sgorgheranno dal suo seno».
Giovanni 7:37-38

«O voi tutti che siete assetati, venite alle acque;
voi che non avete denaro
venite, comprate e mangiate!
Venite, comprate senza denaro, senza pagare, vino e latte!
Isaia 55:1

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