Le parole di mio fratello

Mio fratello era nella pancia, mia mamma era alla guida e io ero sui sedili posteriori della sua macchina che stava uscendo dal paese. Quello che vedevo erano le strisce bianche delle due corsie davanti a noi, e la nostra macchina che era libera di usare tutto lo spazio non occupato da altri mezzi.

Parlavamo di Stefano e di come sarebbe stato avere una persona in più nella nostra famiglia. Mia mamma mi stava spiegando che non sarebbe nato con già tutte le parole e le frasi formate e corrette, avrebbe dovuto imparare a parlare bene, e io l’avrei dovuto aiutare. Mentre ascoltavo, ho preso la prima frase sottomano e ho immaginato come sarebbe stata nella bocca del mio futuro fratellino. Mi ricordo di aver pronunciato più e più volte qualcosa come “la luota va fuoli dalla liga della stlada”. Avevo cinque anni.

Una mattina poi mi sono svegliata sentendo mio papà entrare dalla porta di casa. Non so per quale motivo mi trovassi nel lettone. Poi lui si è avvicinato e mi ha detto “è nato il tuo fratellino”. Era una mattina di maggio, con già tanta luce in camera.

Mio fratello ha imparato presto a parlare, e a parlare di cucina. Una sera, nella stessa stanza e sullo stesso lettone, tra una coccola e l’altra con mia mamma, lo Stefanino ha pronunciato una delle sue prime parole. Cipolla.

bulb-onion-close-up-food-47051

Poco più di cinque anni dopo, io, mia mamma e Stefano eravamo di nuovo in macchina, verso la stessa direzione, ma un po’ prima dell’uscita del paese. Mia mamma alla guida e io nei sedili posteriori. Mio fratello quella volta aveva un volto, un pezzo di storia, e occupava un posto.

Lo stavamo accompagnando a una festa di compleanno di una sua compagna di classe, la più carina di tutte. Con il regalo impacchettato e il biglietto con gli auguri nella busta, con il tentativo di educarlo alle buone maniere, mia mamma gli ha chiesto – ignara di ciò che stava per succedere: “Quindi, cosa le dici appena la vedi?”.

birthday-blur-close-up-42231

Mio fratello a quel punto ha dato una lezione sia a me che a mia mamma. Non ha risposto con la frase di consuetudine “Buon compleanno”, ne con la parola “sorpresa!” e non ha detto neanche qualcosa di pronunciato in modo goffo e scoordinato, non la cosa convenzionalmente giusta da dire. La sua risposta è stata: “Uaaau!”.

Con tre lettere, l’uomo che c’era nel bambino sul sedile anteriore della nostra macchina, con purezza e semplicità era riuscito ad esprimere tutta la contentezza di vedere la sua preferita, sapendo già che avrebbe superato le aspettative. Io quel giorno ho riso e questo episodio è passato alla storia della mia famiglia, ma la Bibbia mi ha dato due lezioni.

Innanzitutto “Guardatevi dal disprezzare uno di questi piccoli; perché vi dico che gli angeli loro, nei cieli, vedono continuamente la faccia del Padre mio che è nei cieli.” (Matteo 18.10), compreso mio fratello. E “Poi Dio il SIGNORE disse: «Non è bene che l’uomo sia solo; io gli farò un aiuto che sia adatto a lui».” (Genesi 2.18). Questo aiuto e questa metà la si cerca da sempre, è un desiderio che Dio stesso ci ha messo nel cuore. Anche i bambini lo sanno. E anche mio fratello me l’ha sempre detto, io che pensavo di sapere come avrebbe parlato, lui che nel frattempo è diventato cuoco e che con qualche parola mi stupisce ancora…

boy-child-childhood-346796

 

Leave a Reply

Fill in your details below or click an icon to log in:

WordPress.com Logo

You are commenting using your WordPress.com account. Log Out /  Change )

Google+ photo

You are commenting using your Google+ account. Log Out /  Change )

Twitter picture

You are commenting using your Twitter account. Log Out /  Change )

Facebook photo

You are commenting using your Facebook account. Log Out /  Change )

Connecting to %s