Le navi della mia vita

*Verso la fine del 1800, mio nonno Vincenzo è partito con un sogno: raggiungere il Brasile e iniziare una nuova vita. Lasciava alle spalle tutto, gli anni passati in Italia, la sua Torino, radici, profumi e canzoni che oggi ascolto e riascolto.

Era in viaggio con tanti altri italiani e tante altre storie. Finalmente la sua nave si stava avvicinando alla costa brasiliana e il lungo viaggio stava quasi per giungere al termine… quando ecco la notizia dell’attracco negato. La nave era stata respinta dal Paese di destinazione: il porto non permetteva l’attracco di navi con a bordo numerosi casi di malaria, che nel frattempo era comparsa tra i passeggeri.

I capitani con tutta la gente si sono trovati così costretti a cambiare rotta, ad allungare il viaggio, procedendo verso il Cile, dove mio nonno è effettivamente e finalmente sbarcato per costruirsi una nuova vita. Ed è proprio andata così: i miei nonni hanno visto crescere figli e nipoti in questo Paese che non era nei piani. In Cile avevano stabilito la loro casa come un’altra grande famiglia italiana con cui erano molto in contatto e spesso festeggiavano ricorrenze e tradizioni insieme. Ricordo diverse feste in compagnia e tanti momenti piacevoli quando ero ancora ragazza.

La vita di mio nonno è stata un’avventura. E la vita dei suoi discendenti è stata altrettanto imprevedibile. Con molti parenti ho vissuto sulla mia pelle i brividi della dittatura di Pinochet (1973 – 1990) che ha influenzato largamente la storia della mia gente. Forse la mia famiglia è stata più colpita di altri, molti di noi infatti hanno seguito le orme del nostro caro antenato, decidendo di lasciare a loro volta la propria terra per una qualità di vita migliore.

Oggi ho parenti in Svezia, in Inghilterra e in Turchia proprio per questo motivo.

E la mia storia è simile, è costellata di trasferimenti continui.

Sono nata a Santiago del Cile ma poi a 6 anni mi sono trasferita con la mia famiglia a nord, a Iquique, una piccola città che si trova tra il deserto e la spiaggia, la spiaggia più bella che conosco tutto’oggi. Qui ho studiato in una scuola primaria dove ho avuto il privilegio di imparare bene l’inglese.

Dopo altri 6 anni ci siamo nuovamente trasferiti, questa volta ad Arica, una città ancora più a nord ma sempre in Cile, quasi in Perù. Mi sono affezionata tanto a questo posto, dove ho conosciuto molte persone e incontrato tanti amici, ma non ci sono rimasta a lungo: a 15 anni siamo ritornati nella capitale perchè mio padre aveva trovato un buon lavoro. Lì, anche se la qualità della nostra vita migliorava e anche se mi trovavo nella mia città natale dove avevo l’opportunità di studiare arte all’università, di fatto non mi piaceva per niente. Vivevo costantemente nel caos, nel traffico e nell’inquinamento acustico.

Oggi vivo con la mia famiglia in un posto meraviglioso, qui non c’è rumore nè troppa gente, e dalla mia casa vedo Santiago dalla finestra, dove torno solo per le commissioni. Non siamo numerosi come un tempo ma abbiamo comunque la bellezza di avere radici un po’ ovunque nel mondo, e io mi posso dire una donna felice e fortunata.

Le navi continuano ad essere piene di vita per me. Non solo la nave che ha portato mio nonno in Cile è stata determinante per la mia storia, lo è stata anche quella su cui ho fatto un viaggio un’estate di tanti anni fa. Mio marito l’ho incontrato proprio lì, e da quella volta viaggia con me.

*Storia di Veronica, corretta e rivisitata, ma tutta vera.

 

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