Maria, la nonna della Brughiera

È la mia bisnonna, ma quando mia nonna mi racconta le storie del passato, lo fa come se stesse parlando a uno dei suoi figli, per questo per me Maria… è “la nonna Maria” – anche detta “la nonna della Brughiera”.

E in Brughiera dopo più di 60 anni dalla sua morte, abbiamo ancora le sue rose in giardino, spostate con cura dal cortile accanto all’alloro. Con tanta cura perchè sono le uniche profumate, con tante spine e di un colore forte, il fuxia.

La nonna Maria non era nata in Brughiera e neanche a Regascino, la sua famiglia era di Pedrinate (Svizzera) e non era una Bernasconi, ma una Cedraschi. Con i suoi due fratelli Agostino e Giuseppe si era traferita a Uggiate Trevano presso la villa il cui cancello si trova ancora oggi subito dopo il cimitero, sulla sinistra. È un cancello importante, come la famiglia che dava loro lavoro.

Presso quella ricca dimora però non rimasero molto tempo: furono presto licenziati tutti per colpa di Maria. Nella casa dei signori di Uggiate c’erano dei segreti per cui la nonna bramava giustizia, e un giorno l’ha fatta a danno di tutta la sua famiglia, che si è trasferita nuovamente.

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Così è arrivata a Cagno e ha vissuto con suo marito Paolo, in Brughiera, dove forse erano stati proprio loro a costruire la casa che allora spartivano con il fratellastro di Paolo (Massimo, e la moglie Giuseppa), e dove ancora oggi la mia famiglia vive. Anche suo fratello Giuseppe si sposò e diede alla luce una bambina che anni dopo avrebbe sposato un fratello di mia nonna Giacomina (Vincenzo e Olga).

Paolo e Maria si volevano molto bene. Lui sapeva fare tutto, costruiva tutto quello che la moglie aveva bisogno e aggiustava gli oggetti rotti in casa e fuori casa, come le corde del pozzo che compare sfuocato su qualche foto di una volta. Paolo aveva un naso importante, che alcuni suoi nipoti hanno ereditato, e insegnava la disciplina nelle piccole cose, come il lavare i piedi prima di andare a letto.

Maria andava matta per il cioccolato. Suo figlio ne portava sempre a casa qualche deliziosa tavoletta dopo i mesi passati in Svizzera a lavorare. Ne portava a sua moglie e a sua mamma. La moglie riusciva a conservarlo e a consumarlo moderatamente, la mamma invece non resisteva e diceva alla nuora “m’a ciama!” dall’armadietto dove lo teneva. La stessa attrazione per il cioccolato l’ha passata al figlio Antonio, che l’ha passata al figlio Marco, che l’ha passata a me.

Questa è la mia bisnonna e non ho molto di lei e dei suoi 78 anni di vita, a parte le cose migliori: una pianta di fiori profumati che resiste in giardino, il sapore del cioccolato che mi aspetta nell’armadietto e la giustizia nelle relazioni prima della benedizione del lavoro.

La nonna della Brughiera ha lasciato questo mondo in una giornata limpida di Ottobre, i suoi posteri ricordano ancora il sole che c’era il 7 Ottobre del 1954. Mio papà non l’ha mai conosciuta e sua nipote oggi scrive di lei. La vita è qualcosa di magico e meraviglioso, la discendenza pure.

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Maria e Paolo con i loro cinque figli

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