Una chiamata dalla metro

È un venerdì pomeriggio e ricevo una chiamata da Perla. Mi strappa quasi un sorriso quando con la sua solita sincerità ammette “ho chiamato te perchè nessun altro mi risponde”, ma non riesco a sorridere: tra i singhiozzi mi dice che è in metropolitana. Sento le voci indifferenti degli uomini d’affari intorno a lei. La connessione non vuole collaborare e ci tocca fare più di un tentativo; intanto mantenendo la calma mi chiedo cosa stia succedendo.

Perla, esausta, non ce la faceva più. Tornava da Milano dopo l’ennesimo tentativo di dare l’esame di Fisica. È quasi alla fine degli studi, le mancano pochissimi mesi, e questo esame è la settima volta che lo tenta. Mi spiega che non sa più cosa fare. Ha studiato tutto, si è esercitata in tutte le maniere possibili, non ha più strategie e in più le sembra che ogni esame diventa sempre più difficile. Sente che di fronte a sè ha solo una salita immensa. Non ha neanche più le forze di capire di chi è la colpa, se della materia, del prof. o di sè stessa. Mi spiega alcuni dettagli della prova svolta, delle cose che ha sbagliato e degli errori di cui si è resa conto solo dopo aver consegnato.

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Continuava a piangere mentre io mi giocavo tutte le carte, compresa la mia simile esperienza con l’esame di Economia e tutto quello studiato la mattina stessa sulla vita e le scoperte di due fisici come Galileo e Copernico. Consapevole che può non funzionare al momento, le spiego che c’è un piano di cui non siamo consapevoli e che quando non raggiungiamo quello che vogliamo… c’è qualcosa che dobbiamo imparare. C’è qualcosa che Dio ci vuole insegnare.

Mi dice che vuole scrivere al Professore e la incoraggio a farlo, forse è lì che trova la soluzione. Ma vista l’agitazione, le consiglio di tornare a casa e rilassarsi per il resto della giornata, di fare qualcosa che le piace, e di scrivere una mail solo il giorno dopo, con calma.

È in quel momento che Perla dice qualcosa che mi permette di capire cosa sta succedendo. Veramente.

Quando mi chiede “gli scrivo subito o aspetto che escono i risultati?” la mia mente spalanca la sua bocca e capisco che la mia amica non ha la certezza di non aver passato l’esame di fisica, non è già stata rimandata come pensavo. Lei ne è certa e sta gridando aiuto al mondo umiliando se stessa su un treno, ma la realtà potrebbe essere tutt’altra. Tutti i suoi dubbi e le lacrime a quel punto per me non contano più niente. A volte Dio vuole solo che confessiamo la nostra incapacità di farcela. È questo l’insegnamento che deve imparare Perla. Così, tra la contentezza e la disinvoltura, le faccio una proposta: “Stai tranquilla e non muovere un dito. Tu hai già fatto tutto, lascia fare il resto a Dio. Se passi l’esame, leggerai le Scritture con me, una volta a settimana”. Lei mi risponde “Ci sto, si accettano miracoli” e io sorridendo al cielo penso che Dio può tutto.

Due giorni dopo escono i risultati. Secondo voi l’ha passato?

Dio ci chiama a sè in modi infinitamente creativi. E questo è il modo in cui sta chiamando a casa la mia amica Perla, una delle giovani donne più belle che conosco.

 

Io, infatti, conosco i progetti che ho fatto a vostro riguardo – dice il Signore – progetti di pace e non di sventura, per concedervi un futuro pieno di speranza. Geremia 29:11

 

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