L’arcobaleno …verde.

Forse quell’arcobaleno era parte di una scenografia. Forse era solo una parte o forse era qualcosa di particolarmente importante. Ad ogni modo è sempre stato uno dei pochi ricordi che ho della mia vita scolastica alle elementari. Eravamo in quarta e lo stavamo colorando con pennelli e tempere, per terra, dopo aver spostato i banchi contro le pareti. Ognuno aveva un colore, il mio era il verde.

Ad un certo punto mi sono fermata, le righe a matita da rispettare seguivano un corso strano: se seguivo una, la parte verde si riduceva drasticamente, se seguivo l’altra il mio colore si espandeva troppo. Non era servito chiamare la maestra e consultare i compagni: la prima non mi aveva dato retta, gli altri nessun consiglio o risposta. Qualcosa mi ha fatto optare per una delle due decisioni, sapendo bene che c’era una buona probabilità di sbagliare in entrambi i casi.

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“Ma cosa stai facendo??? Tutto verde deve diventare questo arcobaleno???” Mi ha urlato addosso la maestra quando finalmente la quantità della mia tempera aveva catturato la sua attenzione cercata tempo prima. Ma io ero tranquilla. L’urlata aveva fatto fermare anche i compagni, che adesso stavano fissando la grandezza del mio sbaglio. Molti erano sbalorditi – io ero calma – e stavano prendendo posizioni. Chi diceva fossi impazzita, chi invece mi difendeva sapendo delle righe a matita disegnate superficialmente. Io ero lì, sul foglio enorme dell’arcobaleno, ad ascoltare i due compagni che si spiegavano l’andamento degli avvenimenti.

Com’è andata a finire? …che anni dopo ho capito la lezione: il progetto iniziale era un bel progetto, ma la gente a volte è capace solo di fare un gran casino.

Tutti noi – la maestra, i due compagni e la sottoscritta – abbiamo dato dimostrazione di piccolezza, disordine e superficialità: una aveva rischiato di far buttar via cartellone, tempere usate e un sacco di energie, un’altra aveva tirato una sfuriata memorabile umiliando una bambina che si era trovata sola a rimediare a un disegno non fatto da lei, e la terza persona che ricordo nella scena, senza ascoltare e prestare attenzione alle righe sul foglio, stava incoraggiando la maestra a rincarare la dose di sgridate. Anche la quarta persona per quanto volesse portare ordine e pace, alla fine era coinvolta nella discussione e aveva completamente perso di vista la bellezza.

Dio era lì anche quella mattina, che semplicemente ci guardava colorare un grande disegno. Il progetto iniziale era un arcobaleno allegro e dipinto da diverse persone (punto). E le persone hanno saputo solo complicare, litigare e rovinare. I disastri li facciamo noi, ma il progetto iniziale è un bel progetto.

Siamo noi che quando disegnamo non pensiamo dove andiamo con la matita, siamo noi che non ascoltiamo chi ci chiama e non ci concediamo la calma di riflettere prima di prendere delle decisioni. Siamo noi che non osiamo chiedere una seconda volta, alzare di nuovo la mano, o la voce. Siamo sempre noi pronti ad accusare, giustificare, rispondere senza pensare. Siamo noi a farci trascinare.

Dio non vuole tutto questo per noi. Lui vuole un semplice arcobaleno tutto colorato. La buona notizia è che è sempre Lui a rimediare alle nostre sbavature. Sempre pronto a farlo se glielo chiediamo. Anche quando ci siamo imposti con tutto il nostro colore, coprendo tutto il foglio con il nostro modo corrotto di interpretare la vita.

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